Il Borgo

Pollenza si adagia, in forma ellittica, su un crinale delimitato a nord dal fiume Potenza, a sud dal Chienti e dalla S.S. 77. Sorge a 344 metri slm e ha una popolazione di 6.025 abitanti. Pollenza mantiene ancora le sue mura medievali che ne testimoniano le origini, ma esisteva una Pollentia romana di cui recentemente sono state rinvenute tracce importanti più a valle del centro storico. Pollenza è conosciuta per le sue attività di artigianato artistico, che durano da cinquecento anni, prima con la ceramica e la maiolica e infine con il legno e il restauro del mobile antico. Per far conoscere i beni culturali congiuntamente all’attività produttiva prevalente nel territorio, l’Amministrazione Comunale promuove, nella seconda e terza settimana di luglio di ogni anno, la mostra di “Antiquariato – Restauro – Artigianato Artistico” con esposizione nelle botteghe e in locali del centro storico e allieta i turisti ed i visitatori con spettacoli ed eventi allestiti nel teatro all’aperto di Piazza della Libertà.
Il paesaggio
A ovest delimita l’orizzonte la corona dei Sibillini, dai colori cangianti, che rende suggestiva e vibrante l’osservazione del paesaggio, in ogni stagione: il bianco riflettente della neve o l’esplosione del verde, in primavera, regalano momenti di inimitabile suggestione. Dall’altro lato, ad est, il digradare morbido delle colline che si rincorrono fino al mare, sottolinea la dolcezza delle morfologie, completamente antropizzate e plasmate dall’attività dell’uomo. I paesi di Treia, Macerata, Tolentino e San Severino fanno da cornice e da sfondo storico all’insieme di corsi d’acqua, coperture vegetali e modellamenti umani.
Il Cassero e il Trebbio sono i quartieri periferici, a nord e a sud, che come appendici tentacolari, prolungano l’abitato fin sulla punta estrema della terrazza su cui sorge Pollenza. Il digradare più o meno brusco dei piani, a seconda del versante, mostra un territorio organizzato in ogni sua parte, punteggiato di case coloniche, di borghi e piccoli agglomerati che costituiscono l’impronta storica dei castelli medievali che vi sorgevano. La conformazione geolitologica del luogo, argillosa e marnosa in alcuni punti, sabbiosa e friabile in altri per la presenza di formazioni arenacee, ha inciso direttamente sull’edilizia antica e moderna e sulla sua conservazione.
La visita
Sulla via principale si affacciano edifici civili e chiese di notevole valore. La Chiesa di San Giuseppe ha il portale del cinquecento, ma presenta un interno barocco. Alla chiesa è annesso il Convento delle Clarisse, molto antico e ancora abitato da una comunità religiosa. Nella piazza principale si trovano il Palazzo Comunale del 1775, la Chiesa dell’Immacolata Concezione del 1821 e il Teatro Giuseppe Verdi, progettato da Ireneo Aleandri, progettista anche dello Sferisterio di Macerata, e inaugurato nel 1883. Davanti al teatro si trova un busto di Giuseppe Verdi (1913), esempio unico nelle Marche. La Chiesa dei SS. Francesco e Antonio, del XIII secolo, ha una facciata del 1932 che ingloba l’antico portale gotico. Alla fine della via principale si trova l’imponente Collegiata di San Biagio, la cui facciata presenta quattro colonne che sorreggono il timpano e un campanile alto 35 metri. Palazzo Cento, originariamente cinquecentesco, è stato ristrutturato nei secoli XVII e XVIII. Già residenza del Cardinale Cento è oggi sede del Museo Civico che raccoglie testimonianze storiche della città, dall’epoca romana ad oggi, tra cui una bella ara pagana, ceramiche di produzione locale, beni della famiglia Cento e una curiosa riproduzione del centro storico. Nella Cappellina del Palazzo è stata ricomposta una parte della pavimentazione a mosaico di una villa romana, situata a valle della città attuale, con al centro una scena di caccia al cinghiale riferibile al periodo repubblicano, ma ispirata a modelli più antichi. Il palazzo ospita anche la Pinacoteca civica che espone opere di artisti pollentini contemporanei.
Da non perdere
Lungo la provinciale che collega Tolentino a Passo di Treia si trova l’Abbazia di Rambona. Nel IX secolo la regina longobarda Ageltrude avrebbe fatto costruire una chiesa sui resti di un tempio pagano alla Dea Bona (da cui Rambona). Oggi restano un presbiterio sconsacrato e la cripta suddivisa in navatelle da colonne romane con capitelli romanici, di grande bellezza; gli affreschi dell’abside sono riconducibili alla scuola di Lorenzo Salimbeni. Notevoli anche le absidi esterne scandite, in senso verticale, da colonnine di pietra bianca.
Multimedia

Ascolta l’audioguida di Pollenza letta dall’attore Cesare Bocci: